Il giorno 25 marzo, una frizzante domenica del 1849, entra nella baia di New York il Sea Witch definita come “la più bella nave mai vista”. Partito da Hong Kong il 9 gennaio 1849, con le stive colme di tè, era tornato indietro in settantaquattro giorni quando,fino a poco tempo prima, lo stesso viaggio richiedeva sei mesi!
L’incredibile risultato dovuto all’incontro di tre persone, il capitano Robert H. Waterman, il progettista John Willis Griffiths ed il tenente Matthew Fontaine Maury, segnò l’inizio dei Clipper: navi a vela in legno rapidissime, lunghi e snelli, con la prua affilata, alberi inclinati e un gran numero di vele. La quintessenza della navigazione a vela, i clipper cavalcavano le tempeste come uccelli, raggiungevano velocità di 21 nodi, percorrevano 400 miglia nautiche al giorno e, nel 18° secolo, stabilivano primati che nessun’altro avrebbe mai eguagliato.
L’era dei clipper s’inaugurò e tramontò con incredibile rapidità per una serie di circostanze fortuite. Un ristretto gruppo di progettisti concepì e realizzò un limitato numero di navi per il trasporto del tè nel preciso momento in cui il mercato americano lo richiedeva. I coraggiosi comandanti che ne assunsero il comando ricevettero l’appoggio inestimabile di un grande geografo che, disegnando la “Carta dei venti e delle correnti oceaniche”, aprì nuove rotte commerciali.
http://nuke.oversea-uisp.com/Raccontidimare/LeradeiClipper/tabid/123/Default.aspx
lunedì 15 giugno 2009
mercoledì 3 giugno 2009
La carena, cura e manutenzione.
La nostra barca ritorna in mare dopo la sosta in cantiere, prepariamo la carena e diamo l'antivegetativa.
Le barche navigano in acque dolci o salate, fredde o calde, mosse o calme, ed ognuna di loro vuole la sua antivegetativa. Scegliere quella adatta ed orientarsi nel mercato è difficile, riguardiamo insieme alcune regole di base.
Il principio di funzionamento delle antivegetative è noto: esse contengono dei biocidi che si attivano a contatto con l'acqua, impedendo ai microrganismi di attecchire alla carena e formare pericolose colonie che comprometterebbero il naturale scivolamento della barca.
Le prime antivegetative contenevano piombo (molto tossico) come biocida, poi stagno e rame con un impatto ambientale minore; seguendo questa filosofia l'industria chimica è arrivata a produrre nuove pitture antivegetative esenti da biocidi. Esse funzionano grazie alla presenza di silicone o teflon che crea una bassa tensione superficiale dello strato di pittura a contatto con l'acqua, la carena è così liscia ed elastica e si pulisce con il semplice movimento della barca. Questo tipo d’antivegetativa ecologica, poiché esente da rame, è adatto non solo per barche in alluminio e barche che risiedono in acque agitate ma anche per scafi performanti sia a vela che a motore.
Tra le antivegetative tradizionali si possono distinguere:
2) a matrice dura: adatte a barche veloci o che trascorrano lunghi periodi in acqua, in virtù della maggiore concentrazione di biocida e della maggiore durezza della pittura.
1) a matrice morbida, o a rilascio controllato, indicate per imbarcazioni lente o che trascorrano brevi periodi in acqua, poiché il rilascio controllato di biocida ne comporta il veloce esaurimento.
3) a matrice ultra dura che sono usate esclusivamente per eliche ed assi, poiché sopportano l'elevata velocità di rotazione.
Una volta scelta l'antivegetativa giusta, la carena deve essere carteggiata:
1) lievemente quando ha subito pochi cicli di pittura, e poi verniciata con la pittura precedente; 2) a fondo quando ha già diversi strati di pittura, oppure è cambiato il tipo di vernice.
Se il supporto (gel-coat della carena o l'acciaio di assi ed eliche) è nuovo o riportato a nuovo, si deve prima stendere una mano di aggrappante che vi aderisca e sia compatibile con l'antivegetativa.
In buona sostanza ogni antivegetativa ha le sue caratteristiche, sta a noi valutare in base alla nostra esperienza ed a qualche consiglio ascoltato qua e là.


Fig.1 Asportazione totale dell'antivegetativa.
Fig.2 Fondo al clorocaucciù.
Le barche navigano in acque dolci o salate, fredde o calde, mosse o calme, ed ognuna di loro vuole la sua antivegetativa. Scegliere quella adatta ed orientarsi nel mercato è difficile, riguardiamo insieme alcune regole di base.
Il principio di funzionamento delle antivegetative è noto: esse contengono dei biocidi che si attivano a contatto con l'acqua, impedendo ai microrganismi di attecchire alla carena e formare pericolose colonie che comprometterebbero il naturale scivolamento della barca.
Le prime antivegetative contenevano piombo (molto tossico) come biocida, poi stagno e rame con un impatto ambientale minore; seguendo questa filosofia l'industria chimica è arrivata a produrre nuove pitture antivegetative esenti da biocidi. Esse funzionano grazie alla presenza di silicone o teflon che crea una bassa tensione superficiale dello strato di pittura a contatto con l'acqua, la carena è così liscia ed elastica e si pulisce con il semplice movimento della barca. Questo tipo d’antivegetativa ecologica, poiché esente da rame, è adatto non solo per barche in alluminio e barche che risiedono in acque agitate ma anche per scafi performanti sia a vela che a motore.
Tra le antivegetative tradizionali si possono distinguere:
2) a matrice dura: adatte a barche veloci o che trascorrano lunghi periodi in acqua, in virtù della maggiore concentrazione di biocida e della maggiore durezza della pittura.
1) a matrice morbida, o a rilascio controllato, indicate per imbarcazioni lente o che trascorrano brevi periodi in acqua, poiché il rilascio controllato di biocida ne comporta il veloce esaurimento.
3) a matrice ultra dura che sono usate esclusivamente per eliche ed assi, poiché sopportano l'elevata velocità di rotazione.
Una volta scelta l'antivegetativa giusta, la carena deve essere carteggiata:
1) lievemente quando ha subito pochi cicli di pittura, e poi verniciata con la pittura precedente; 2) a fondo quando ha già diversi strati di pittura, oppure è cambiato il tipo di vernice.
Se il supporto (gel-coat della carena o l'acciaio di assi ed eliche) è nuovo o riportato a nuovo, si deve prima stendere una mano di aggrappante che vi aderisca e sia compatibile con l'antivegetativa.
In buona sostanza ogni antivegetativa ha le sue caratteristiche, sta a noi valutare in base alla nostra esperienza ed a qualche consiglio ascoltato qua e là.
Fig.1 Asportazione totale dell'antivegetativa.
Fig.2 Fondo al clorocaucciù.
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