Cosa succede quando saliamo a bordo della nostra nave? Nell'ambito del diritto pubblico al comandante spetta in modo esclusivo la direzione della manovra o della navigazione della nave, di cui supporta in pieno la responsabilità.
Il codice della navigazione all'articolo n° 136 definisce nave: qualsiasi costruzione destinata al trasporto per acqua, anche a scopo di rimorchio, di pesca, di diporto od altro scopo. Questa definizione comprende tanto la superpetroliera quanto i natanti muniti di propri mezzi propulsori, nonché quelli che ne sono sprovvisti. Un proprietario di un gozzo, fra l'altro costruzione di nobili origini, dal momento che sale a bordo e ne assume la conduzione è a tutti gli effetti un comandante di nave.
Quale capo della spedizione è responsabile del buon esito della stessa, nei confronti degli interessati alla nave ed al carico. Deve accertarsi che la nave sia idonea al viaggio da intraprendere, ben armata ed equipaggiata (articolo 297 del codice della navigazione), oltre ad aver cura che durante il viaggio siano a bordo i prescritti documenti relativi alla nave (art. 299 cod. nav.).
E' responsabilità del comandante verificare, prima della partenza, la presenza a bordo di personale qualificato e sufficiente, anche in relazione alle condizioni meteo-marine e alla distanza da porti sicuri (decreto legislativo 18 07 2005 n° 171).
Viene da pensare, con tutte queste responsabilità, il divertimento dov'è? Io credo che la risposta sia semplice, il divertimento è proprio nel prendersi cura della nostra barca; come mi ha detto un anziano velista: si naviga più quando la barca è in terra che quando è in acqua! Frase piena di significato, se ci pensate bene ed usate un po' di fantasia.
Cosa succede quando un comandante sale a bordo della sua nave: fa un giro di ispezione della sentina, se è finalmente asciutta o se persiste quel filo d'acqua anche se ha stretto il premi-stoppa; stringe quella vite, prima che si perda; cambia il silicone che si è ingiallito; sostituisce un pezzo; e intanto che lavora, naviga... con la fantasia!
Ad ogni rientro in porto, senza scendere in fretta e furia, il comandante accorto: rifà le scotte intorno ai verricelli, senza lasciarle in giro ad intralciare il passo; dà una lavata al ponte di coperta, perché la salsedine si deposita comunque; spegne le utenze che non servono; controlla ancora la sentina, perché non si sa mai.
E' un rapportarsi con la barca diverso dal semplice uomo-oggetto, diventa piuttosto un amore-odio tipico dei rapporti di coppia. Questo è ciò che mi è capitato, forse perché sono un inguaribile romantico, ma non credo di essere il solo!
Mi hanno chiesto: perché un editoriale intitolato Gente di Mare? La risposta è semplice: prima di ogni qualifica ( comandante, armatore, skipper, eccetera) siamo persone che vanno per mare, consci delle insidie e dei cambiamenti repentini del tempo. Andiamo in mare per motivi diversi, chi per lavoro, chi per divertimento, chi per una continua sfida con sé stesso e gli altri. Siamo, appunto, gente di mare.


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